Tagliare la spesa è possibile

Il contenimento della spesa pubblica è l’unica via possibile per garantire la sostenibilità dei conti nazionali nei prossimi anni. La pressione fiscale ha ormai raggiunto livelli record, stabilizzandosi negli ultimi anni attorno al 43-44% del Pil: ulteriori inasprimenti della pressione fiscale allontanerebbero il Paese dalla ripresa economica, purtroppo posticipata al 2015.

Una questione di efficienza

Gli interventi messi in campo per la riduzione della spesa pubblica affrontano solo una parte del problema che affligge il nostro Paese. Tagliare gli sprechi della spesa pubblica è necessario e doveroso, poiché tolgono risorse importanti alle possibilità di sviluppo e di rilancio dell’economia, appesantendo e rallentando la competitività del sistema Paese. Tuttavia, il taglio della spesa pubblica (soprattutto se lineare) non è sufficiente per guardare con maggiore fiducia al futuro.

La distribuzione del personale pubblico nei Paesi europei

Negli ultimi anni la spesa per il personale pubblico ha subìto una significativa flessione, a seguito delle politiche di blocco del turn over e di congelamento dei rinnovi contrattuali. È indubbio che tali scelte abbiano impattato in maniera positiva sulla tenuta dei conti pubblici nazionali. Tuttavia, rimangono forti squilibri interni al comparto pubblico, soprattutto per quanto concerne la relazione Centro-Periferia.

Come spendono i Ministeri?

In vista dell’adozione da parte del Governo del Disegno di Legge di Stabilità per l’anno prossimo, il dibattito politico-istituzionale si è concentrato sui tagli delle spese dei Ministeri. L’obiettivo dovrebbe essere una riduzione semi-lineare di alcune voci di spesa, tale da ottenere un ridimensionamento dell’apparato centrale del 3%.

Il Patto di “instabilità” interno

Il Patto di stabilità interno è lo strumento con cui il Governo centrale assegna gli obiettivi di finanza pubblica agli enti territoriali. In realtà il termine “Patto” rischia di essere fuorviante poiché quanto mai lontano da un accordo tra le parti, trattandosi invece di un’imposizione calata dall’alto. Le modalità di funzionamento divergono tra Regioni ed enti locali: per le Regioni si tratta in buona sostanza di contenere la spesa non sanitaria entro un certo tetto prefissato; a Province e Comuni, invece, viene chiesto di migliorare di una certa percentuale il saldo tra entrate e spese.