Dinamiche e tendenze delle spese regionali

La legge di Stabilità per il 2015 ha imposto alle Regioni un contributo finanziario di 4 miliardi di euro, di cui 3,5 miliardi in capo alle Regioni ordinarie e circa 500 milioni a carico delle Regioni a statuto speciale. I tagli giungono a valle di un quinquennio in cui le Regioni, così come gli altri livelli di governo locale, hanno subìto un ingente riduzione delle risorse, sia direttamente sia in forma “mascherata” come è stato l’aumento dell’aliquota base dell’addizionale Irpef disposto dal decreto Salva Italia. Di conseguenza, la spesa regionale negli ultimi anni ha fatto registrare un generale contenimento, anche se con spiccata variabilità tra un ente e un altro. In particolare, occorre ricordare la flessione della spesa per investimenti, causata dai vincoli del Patto di stabilità interno, e della sforzo attuato per il contenimento della spesa sanitaria, che nelle Regioni “sotto osservazione” sta dando i primi risultati. La situazione della spesa regionale è stato trattato dall’Ufficio studi di Unioncamere del Veneto nel Bollettino n. 13 “Federalismo e dintorni” promosso dal Consiglio regionale del Veneto.

 

Gli ultimi anni sono stati caratterizzati da un’intensa concentrazione di provvedimenti volti a correggere i principali saldi di finanza pubblica e a diminuire la spesa delle Amministrazioni centrali e locali. Tali politiche sono state implementate in un momento di difficoltà economica del Paese e in un clima di incertezza per quanto riguarda le entrate a disposizione degli enti territoriali.

La progressiva diminuzione dei trasferimenti statali non è stata totalmente compensata da un incremento dell’autonomia finanziaria a livello territoriale, al fine di sopperire alle minori risorse. Tale tendenza è dovuta, in primo luogo, al fatto che i tributi devoluti, a causa della loro bassa manovrabilità d’aliquota e dell’impossibilità di variazione della base imponibile, si configurano sostanzialmente come trasferimenti “mascherati”. In secondo luogo, le Regioni e gli enti locali, loro malgrado, si sono sostituiti allo Stato come “esattori” di tributi: gli esempi principali in tal senso riguardano l’IMU di parte statale per i Comuni e l’incremento dello 0,33 per cento dell’aliquota base dell’addizionale regionale IRPEF. Infine, la diminuzione dei redditi e il rallentamento dei consumi hanno inevitabilmente causato un inasprimento della pressione fiscale, necessario per il solo mantenimento del livello di gettito previgente.

Per quanto concerne le Regioni a Statuto Ordinario, i tagli imposti dal livello centrale, la diminuzione dei trasferimenti, unitamente ai vincoli del Patto di Stabilità Interno, sono all’origine della flessione della spesa complessiva registrata tra il 2008 ed il 2011. Dai 138,6 miliardi circa del 2008 si è passati ai 130,3 circa del 2011. Tuttavia, questo andamento ha significato in alcuni casi una flessione nella qualità e nella quantità dei beni e servizi forniti ai cittadini (come ad esempio i trasporti) e a una diminuzione negli investimenti effettuati.

Il valore del consuntivo 2012 presentato in tabella (136,8 miliardi di euro) risulta ampiamente al di sopra del dato del 2011: tuttavia, tale discrepanza è imputabile prevalentemente al Lazio, che ha visto incrementare notevolmente la spesa per il rimborso di prestiti (circa 5 miliardi) tra il 2011 e il 2012. Considerando tutto il quinquennio analizzato, al Nord è stata la Regione Liguria a contrarre maggiormente le sue spese, con una variazione del -9,9%, seguita dal Piemonte (-7,0%) e dal Veneto (-5,3%). Le altre Regioni ordinarie del Nord fanno invece registrare una crescita della spesa nel quinquennio.

Nelle Regioni del Centro, nessuna Amministrazione ha diminuito la spesa tra il 2008 e il 2012, mentre al Sud la situazione appare opposta, in quanto solo la Regione Puglia ha incrementato le uscite totali (+2,3%). Appare doveroso far notare le flessioni di spesa del l’Abruzzo (-16,5%) e la Basilicata (-13,8%), verosimilmente legate agli interventi disposti dai Tavoli di monitoraggio sanitari.

A consuntivo, anche per l’esercizio 2012, tutte le Regioni hanno adempiuto agli obiettivi del Patto di Stabilità Interno, il quale è stato alleggerito grazie all’esclusione di spese per oltre 2 miliardi di euro. In compenso, con il ricorso al patto regionale verticale, le Regioni hanno diffusamente ceduto, ai fini di un aumento dei pagamenti in conto capitale, parte dei propri spazi finanziari a beneficio della maggior flessibilità degli obiettivi degli enti locali. Il contenimento della spesa finale netta, oltre ad essere l’effetto del maggior peso delle componenti escluse, è anche il prodotto della marcata riduzione della spesa per investimenti che pone limiti ad una seria programmazione delle opere infrastrutturali.

A incidere particolarmente sui risultati del 2012, sono state le difficoltà delle Regioni nel comprimere ulteriormente alcune spese come ad esempio quella del personale (scesa in quasi tutte le Regioni negli ultimi anni) e la dinamica della spesa per beni e servizi e per i contratti di servizio.

Per quanto concerne il comparto sanitario, sebbene i costi siano leggermente diminuiti a livello generale, continua ad evidenziare disavanzi in molte Regioni, ad esclusione della Lombardia, del Veneto, dell’Umbria, delle Marche e dell’Abruzzo, dove invece si registrano degli avanzi sanitari. Tutte le Amministrazioni regionali del Sud (eccetto la Basilicata) e il Lazio nel 2012 risultavano incluse nei piani di rientro dei conti sanitari, mentre al Nord solo il Piemonte si trovava in questa situazione.

 

Spesa delle Regioni ordinarie (al netto delle contabilità speciali). Impegni in milioni di euro

2008 2009 2010 2011 2012 var. %
2012/11
var. %
2012/08
Piemonte 11.917 12.219 11.893 11.077 11.079 +0,0 -7,0
Lombardia 21.794 21.616 22.755 22.220 23.564 +6,0 +8,1
Veneto 11.136 11.368 11.549 10.414 10.551 +1,3 -5,3
Liguria 4.788 4.502 4.350 4.125 4.314 +4,6 -9,9
Emilia Romagna 10.812 10.746 11.060 10.653 10.979 +3,1 +1,5
Toscana 9.486 9.132 9.889 9.539 10.001 +4,8 +5,4
Umbria 2.303 2.348 2.362 2.278 2.347 +3,0 +1,9
Marche 3.818 3.845 3.899 3.589 4.043 +12,7 +5,9
Lazio 22.173 18.057 18.345 16.572 22.307 +34,6 +0,6
Abruzzo 3.932 3.442 3.433 3.429 3.282 -4,3 -16,5
Molise 1.423 1.311 1.099 1.189 1.419 +19,4 -0,2
Campania 16.861 15.039 14.428 18.542 15.421 -16,8 -8,5
Puglia 10.272 10.175 10.319 9.791 10.509 +7,3 +2,3
Basilicata 2.005 2.071 2.014 1.913 1.728 -9,7 -13,8
Calabria 5.881 5.521 5.038 5.142 5.314 +3,3 -9,6
Totale RSO 138.599 131.393 132.435 130.472 136.858 +4,9 -1,3

Elaborazione Unioncamere del Veneto su dati Corte dei Conti