Il federalismo a geometria variabile

Il processo di riforma del titolo V della Costituzione prevede una diversa ripartizione delle competenze legislative tra Stato e Regioni e il tramonto del Senato elettivo a favore di una nuova Assemblea rappresentativa delle Autonomie locali. Viene parzialmente modificato l’articolo 116 della Costituzione, disposizione che prevede la possibilità per le Regioni di richiedere l’attribuzione di alcune competenze statali: nel testo approvato al Senato lo scorso 8 agosto, questa facoltà è esercitabile “purché la Regione sia in condizione di equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio”. In altri termini, solo le Regioni “virtuose” possono richiedere ulteriori poteri. Il tema dell’articolo 116 della Costituzione è stato affrontato da Unioncamere del Veneto in uno dei primi numeri di CongiunturaPa (n. 2/2010) intitolato “Verso il federalismo differenziato: effetti finanziari sui bilanci di quattro Regioni”.

 

L’articolo 116 della Costituzione concede alle Regioni ordinarie la possibilità di richiedere la competenza legislativa esclusiva su una serie di materie conferite completamente o in via concorrente allo Stato. Si tratta della via costituzionale per procedere alla realizzazione di quel “federalismo a geometria variabile” (o “federalismo differenziato”) più volte sollecitato da alcune Regioni del Nord.

L’obiettivo del presente rapporto è determinare l’impatto finanziario sui bilanci delle quattro principali Regioni a statuto ordinario del Nord (Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto) conseguente ad un ipotetico assetto federale “differenziato”; si fa presente che questi territori sono accomunati da un residuo fiscale stabilmente e ampiamente positivo.

Queste Regioni (con l’eccezione dell’Emilia Romagna) hanno già formulato dei documenti in cui figuravano degli elenchi con delle materie per le quali si richiedeva la piena potestà legislativa. Alla base del presente studio vi è l’ipotesi che alle quattro Regioni in questione vengano attribuite tutte le materie legislative espressamente previste dalla Costituzione secondo quanto disposto dall’art. 116: in altre parole, si verificherà di quanto potrà accrescere il potere legislativo (e la relativa sfera finanziaria) delle Regioni ordinarie a Costituzione invariata.

La devoluzione di competenze e di risorse andrebbe a incrementare la dimensione finanziaria dei bilanci regionali. L’integrale attuazione dell’art. 116 nelle quattro Regioni equivarrebbe ad un decentramento della spesa pari a circa 15,8 miliardi di euro, per far fronte prevalentemente ad uscite di natura corrente (poco meno di 13,3 miliardi). L’istruzione assorbirebbe ben il 72,2% di tali risorse, seguita a distanza dagli interventi legati alle infrastrutture con il 14,6%. La spesa nelle quattro Regioni ordinarie passerebbe da 55,1 a 74,6 miliardi di euro, con una crescita complessiva del 35,5%: le Amministrazioni regionali si troverebbero così a gestire un ammontare di risorse pari al 10,5% del loro Pil (a fronte dell’attuale 7,8%).

Nella tabella sottostante viene riportato il dettaglio per ciascuna delle quattro Regioni ordinarie. La spesa della Regione Piemonte arriverebbe al 13,0% del Pil (dall’attuale 9,8%), mentre l’Emilia Romagna passerebbe dall’8,1% all’11,1% del proprio Prodotto interno lordo; su valori analoghi a quelli emiliani si collocherebbe altresì il Veneto (10,9% del Pil), mentre la Lombardia si attesterebbe al 9,2%.

 

Stima delle risorse da decentrare a seguito del “federalismo differenziato” (art. 116 Cost.): effetti sui bilanci di ciascuna Regione (anno 2009)

In % sul Pil Spesa
attuale
(2009) (a)
Risorse
aggiuntive
(b)
di cui, da girare agli enti locali Spesa “post
art. 116”
(a+b)
Emilia Romagna 8,1 3,0 0,7 11,1
di cui, spese correnti 7,5 2,5 0,7 10,0
di cui, spese d’investimento 0,6 0,5 0,0 1,1
Lombardia 6,8 2,4 0,4 9,2
di cui, spese correnti 6,2 2,1 0,4 8,4
di cui, spese d’investimento 0,6 0,3 0,0 0,9
Piemonte 9,8 3,2 0,5 13,0
di cui, spese correnti 8,7 2,7 0,4 11,4
di cui, spese d’investimento 1,1 0,4 0,0 1,5
Veneto 8,0 2,9 0,6 10,9
di cui, spese correnti 7,0 2,4 0,4 9,4
di cui, spese d’investimento 1,0 0,5 0,1 1,5
 

Elaborazione su dati Ragioneria Generale dello Stato ed altre fonti

 

A seguito di una ipotetica attuazione integrale dell’articolo 116 della Costituzione in Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto, si registrerebbe una diminuzione degli attuali divari della capacità di spesa tra Regioni a statuto speciale e Regioni ordinarie. Valle d’Aosta, Bolzano e Trento rimarrebbero praticamente irraggiungibili, ma il gap con Friuli-Venezia Giulia, Sardegna e Sicilia verrebbe ridotto di molto.

Attualmente, il Piemonte occupa l’undicesimo posto nella graduatoria della spesa regionale procapite (2.680 euro): con il federalismo differenziato salirebbe alla settima posizione (3.553 euro), scalzando Basilicata, Sicilia, Lazio e Liguria e “insidiando” la Sardegna. L’Emilia Romagna guadagnerebbe ben otto posizioni, salendo dal diciassettesimo (2.488 euro procapite) al nono posto (3.408 euro), collocandosi tra la Basilicata e la Sicilia. Il Veneto avrebbe un beneficio ancora più consistente, poiché scalerebbe dalla ventesima (2.313 euro per abitante) all’undicesima posizione (3.144 euro); infine, la Lombardia abbandonerebbe l’ultima posizione lasciandola alle Marche, raggiungendo così il tredicesimo posto.

 

Stima delle risorse da decentrare a seguito del “federalismo differenziato” (art. 116 Cost.).

Confronto con le altre Regioni

Spesa attuale Spesa “post art. 116 Cost.”
Pos. Regione Euro
procapite
Pos. Regione Euro
procapite
1 VALLE D’AOSTA 12.992 1 VALLE D’AOSTA 12.992
2 BOLZANO 9.729 2 BOLZANO 9.729
3 TRENTO 8.367 3 TRENTO 8.367
4 FRIULI-V.G. 5.050 4 FRIULI-V.G. 5.050
5 MOLISE 4.052 5 MOLISE 4.052
6 SARDEGNA 3.884 6 SARDEGNA 3.884
7 BASILICATA 3.449 7 PIEMONTE 3.553
8 SICILIA 3.393 8 BASILICATA 3.449
9 LAZIO 3.057 9 EMILIA ROMAGNA 3.408
10 LIGURIA 2.734 10 SICILIA 3.393
11 PIEMONTE 2.680 11 VENETO 3.144
12 PUGLIA 2.666 12 LAZIO 3.057
13 CALABRIA 2.666 13 LOMBARDIA 2.946
14 UMBRIA 2.573 14 LIGURIA 2.734
15 CAMPANIA 2.496 15 PUGLIA 2.666
16 ABRUZZO 2.495 16 CALABRIA 2.666
17 EMILIA ROMAGNA 2.488 17 UMBRIA 2.573
18 TOSCANA 2.412 18 CAMPANIA 2.496
19 MARCHE 2.398 19 ABRUZZO 2.495
20 VENETO 2.313 20 TOSCANA 2.412
21 LOMBARDIA 2.172 21 MARCHE 2.398

Elaborazione su dati Ragioneria Generale dello Stato ed altre fonti

 

L’attuazione dell’art. 116 darebbe di fatto vita ad un nuovo modello istituzionale: da un assetto “duale” (RSS-RSO) si passerebbe ad uno “tripartito” (RSS-RSO-RFD), dove RFD sta per “Regioni con federalismo differenziato”. Nelle quattro Regioni pioniere del federalismo a geometria variabile la spesa media si distanzierebbe di oltre 500 euro procapite dalle rimanenti Regioni ordinarie, anche se il distacco dalle Regioni a statuto speciale rimarrebbe ancora evidente (oltre 1.200 euro per abitante). Tuttavia, un assetto così strutturato fotograferebbe in maniere più attendibile la reale situazione territoriale del nostro Paese, nella quale esistono aree a consolidata tradizione autonomista (RSS) ed altre a vocazione più recente (RFD): la sfida più grande è quella di far convivere le legittime esigenze di autonomia con la solidarietà verso le regioni più in difficoltà.