Il federalismo “inceppato”: un confronto con la Germania

Il rapido deterioramento dei conti pubblici nazionali ha fatto “inceppare” la macchina attuativa della legge n. 42/2009 sul federalismo fiscale. Successivamente, i noti scandali che hanno coinvolto alcuni consiglieri regionali hanno fatto parlare di “fallimento del federalismo”. Tuttavia, tre indizi ci consentono di sostenere che in Italia non si possa parlare di “fallimento del federalismo” semplicemente perché il federalismo non è mai esistito: lo si evince infatti da un interessante un confronto con la Germania, Paese di grande tradizione federale, ben illustrato nel Quaderno n. 18 “Il federalismo in tempo di crisi” di Unioncamere Veneto.

 

L’intento principale della riforma del federalismo fiscale è quello di stimolare una maggiore responsabilità a livello locale. Tale obiettivo dovrebbe essere raggiunto attraverso l’esercizio dell’autonomia fiscale e l’imposizione di una maggiore trasparenza nell’assegnazione delle risorse a ciascun ente locale, abbandonando il circolo vizioso della spesa storica. Non c’è dubbio che le riforme degli anni Novanta (“Bassanini”) e del 2001 (“Titolo V”) abbiano sensibilmente decentrato la spesa: peccato che non sia stato fatto altrettanto con il personale pubblico e con le risorse finanziarie. La legge delega del 2009 mirava a correggere questa situazione distorta che, verosimilmente è stata terreno fertile per le gestioni “allegre” di qualche amministratore locale. Infatti, solo attraverso il superamento della finanza derivata e con l’assegnazione di una vera autonomia di entrata è possibile stimolare una maggiore responsabilità nella gestione della cosa pubblica.

 

L’Italia presenta una quota di spesa pubblica decentrata (33,2%) che è di poco inferiore a quella della Germania. (38,8%). Il decentramento delle entrate, invece, è praticamente fermo: nel nostro Paese solo il 18,4% degli introiti fiscali e di altra natura sono imputabili direttamente alle Amministrazioni locali, a fronte del 34,4% della Germania. C’è uno scarto abissale tra le competenze di spesa e le entrate proprie delle Amministrazioni locali che viene compensato con i trasferimenti da parte dello Stato, assegnati tradizionalmente sulla base del principio della spesa storica.
Ripartizione delle entrate e della spesa pubblica per livello di governo nel 2011 (%)

Ripartizione spese Ripartizione entrate
Italia Germania Italia Germania
Amministrazioni centrali 23,9 15,5 52,0 29,6
Amministrazioni locali 33,2 38,8 18,4 34,4
Enti previdenziali 42,9 45,6 29,5 36,0
Totale AAPP 100,0 100,0 100,0 100,0

Elaborazione Unioncamere del Veneto su dati Eurostat

 

Vi è poi il tema dell’autonomia fiscale. Il gap in termini di autonomia locale che ci separa dal modello tedesco rimane molto ampio, quasi incolmabile: nel 2011 le Amministrazioni locali della Germania avevano un indice di autonomia fiscale prossimo al 69%, mentre in Italia questo supera di poco il 43%. È proprio a causa del basso livello di autonomia fiscale a livello locale che non riusciamo a beneficiare pienamente dei vantaggi di un modello di spesa decentrata. È venuta a mancare una concreta attribuzione di responsabilità sulla spesa gestita dalle Amministrazioni locali, a più riprese umiliata dai vincoli alle possibilità di variazione delle aliquote dei tributi propri e recentemente “concessa” dal Legislatore unicamente per compensare i pesanti tagli ai finanziamenti imposti dallo Stato.

 

Il grado di autonomia fiscale locale in Italia e in Germania (% entrate fiscali sul totale entrate)

2.4 grafico

Elaborazione Unioncamere del Veneto su dati Eurostat

 

Un terzo elemento che non ci consente di parlare di federalismo in Italia riguarda l’attribuzione del personale. In un Paese “normale” l’allocazione del personale pubblico dovrebbe seguire grossomodo la ripartizione delle competenze tra livelli di governo. In Italia non è così. Al netto degli interessi sul debito, delle spese degli Enti previdenziali e del relativo personale dipendente, le Amministrazioni locali tedesche detengono il 71,4% della spesa pubblica e l’87,6% del personale. In Italia, invece, accade l’opposto: le nostre Amministrazioni locali gestiscono il 58,1% delle risorse pubbliche ma hanno a disposizione solo il 43,3% del personale.

 

Ripartizione del personale e della spesa pubblica per livello di governo nel 2011 (%)

Germania Italia
Spesa
pubblica
Personale
pubblico
Spesa
pubblica
Personale
pubblico
Amministrazioni centrali 28,6 12,4 41,9 56,7
Amministrazioni locali 71,4 87,6 58,1 43,3
Totale* 100,0 100,0 100,0 100,0

(*) al netto della spesa e del personale degli Enti previdenziali

Elaborazione Unioncamere del Veneto su dati Eurostat

 

Inoltre, tra il 1997, anno di esordio del decentramento amministrativo, e il 2006 le unità di personale pubblico impiegate presso le Amministrazioni locali sono aumentate di 26 mila unità, mentre nello stesso periodo lo Stato centrale ha incrementato il numero dei propri dipendenti di ben 105 mila unità. I dati indicano che non c’è stato alcun decentramento del personale, fatto che ha sicuramente creato duplicazioni e sovrapposizioni, contribuendo inevitabilmente alla crescita della spesa pubblica degli ultimi anni. I rapporti ufficiali indicano in 11.964 le risorse umane effettivamente trasferite a seguito del decentramento amministrativo della fine degli anni Novanta su un totale di 21.921 unità individuate, pari allo 0,6% del personale pubblico: troppo poco per parlare di decentramento in Italia. Dopo il 2006 si registra una sensibile riduzione del personale pubblico, ma non è in alcun modo imputabile al decentramento amministrativo bensì agli interventi restrittivi al turn-over e alle recenti manovre di finanza pubblica rese necessarie dall’aggravarsi della crisi.

 

Concludendo, è inutile e ingiusto addossare al federalismo colpe che non ha. La questione dei recenti scandali in alcune Regioni rappresenta un’occasione importante per avviare una profonda riflessione sulla classe politica del nostro Paese, piuttosto che sull’efficienza delle Regioni e degli enti locali. Tutto è migliorabile e il federalismo non fa certo eccezione; i controlli e la trasparenza dei bilanci dovrebbero essere fattori impliciti, quasi ovvi, di un Paese democratico, indipendentemente dall’assetto istituzionale più o meno decentrato.