La mappa del “dare-avere”: il residuo fiscale

La mancata attuazione del federalismo fiscale ha di fatto prodotto una situazione di stallo generalizzata dovuta all’incertezza di reperimento delle risorse delle Regioni. Secondariamente, il progressivo peggioramento dei conti pubblici nazionali ha indirizzato il Governo a rallentare le spinte centrifughe di Regioni ed Enti locali, anche attraverso l’imposizione di uno stringente Patto di stabilità interno. Infine, la presenza di un sistema regionale di redistribuzione delle risorse fortemente sperequato e verticale, basato sostanzialmente sulla spesa storica e non sulla virtuosità amministrativa, non favorisce la responsabilizzazione dei governi locali e l’autonomia degli enti periferici. Il sistema della spesa storica ha cristallizzato le necessità finanziarie di un determinato periodo, trascinandole per decenni e generando una situazione di iniquità non accettabile in un sistema istituzionale che tende ad essere federale. Il perdurare di tale situazione di stallo, fatta di passi in avanti e incomprensibili rallentamenti, ha finito per danneggiare costantemente le Regioni più dinamiche e con una maggiore capacità fiscale: queste Regioni si trovano “intrappolate” tra i vincoli rigorosi del Patto di stabilità interno – derivanti dalle necessità di sanare le finanze pubbliche – e tra i flussi perequativi di entità elevata non compatibile con un sistema “quasi federale”. Qual è il “costo” della mancata attuazione del federalismo? È possibile ottenere la risposta attraverso il calcolo del residuo fiscale: di seguito si propone un aggiornamento di uno studio realizzato per la prima volta da Unioncamere del Veneto nel 2007 e pubblicato nel Quaderno di ricerca n. 8 (“I costi del non federalismo”).

Al fine di quantificare il “costo” del rinvio del federalismo è necessario in primo luogo delineare il quadro attuale dei flussi finanziari tra le varie aree territoriali del Paese e tra i livelli di governance istituzionale. La banca dati Conti Pubblici Territoriali (CPT) dell’Agenzia per la Coesione Territoriale (www.agenziacoesione.gov.it) permette di effettuare alcune interessanti valutazioni ai fini della nostra ricerca. È così possibile disaggregare i dati delle entrate e delle spese delle Amministrazioni pubbliche per regione e per livello di governo. Ricordiamo che le Amministrazioni pubbliche comprendono le Amministrazioni centrali (Stato, Cassa Depositi e Prestiti, Enti Previdenziali, altri Enti dell’amministrazione centrale, Anas), le Amministrazioni regionali (Regioni, Aziende Sanitarie Locali, Ospedali pubblici) e Amministrazioni locali (Province, Comuni, Comunità montane, Camere di Commercio, Università, Edsu); nel corso dello studio si farà riferimento alle amministrazioni periferiche, concepite come aggregazione tra il livello regionale e il livello locale.

Il flusso perequativo tra i livelli di governo e le aree territoriali del Paese agisce attraverso complessi meccanismi e tiene conto di specifici parametri; tuttavia, una buona indicazione della direzione e della quantità di tali flussi può essere fornita dai dati relativi al residuo fiscale delle Amministrazioni pubbliche. Concretamente, il residuo fiscale è dato dalla differenza tra tutte le entrate (fiscali e di altra natura) che le amministrazioni pubbliche prelevano da un determinato territorio e le risorse che in quel territorio vengono spese: in questo modo è possibile evidenziare le regioni in cui la pubblica amministrazione (intesa come aggregato tra Stato centrale, Regioni ed Enti locali) è in avanzo o in disavanzo finanziario.

Nel triennio 2012-2014 il Veneto ha registrato in media un residuo fiscale pari a 18.798 milioni di euro, ossia 3.837 euro per abitante, collocandosi al terzo posto delle regioni in avanzo fiscale dopo Lombardia 5.890 euro ed Emilia Romagna 4.338 euro. Anche considerando solo l’ultimo anno disponibile si evidenziano queste dinamiche. Nel 2014 il Veneto ha registrato un residuo fiscale positivo di 16.977 milioni di euro, circa 3.446 euro per abitante, ponendosi ai primi posti dopo Lombardia ed Emilia Romagna.

Nella media 2012-2014 il gruppo delle regioni in attivo comprende anche Piemonte, Lazio, Toscana, Marche, Liguria e Provincia autonoma di Bolzano. In una condizione di sostanziale equilibrio si trovano Umbria, Friuli Venezia Giulia, Provincia autonoma di Trento e Valle d’Aosta, mentre tutte le altre aree del Paese sono in deficit. In questi dati, dunque, è ben visibile l’entità dell’effetto redistributivo territoriale gestita dallo Stato centrale. Un dato su tutti appare significativo: le risorse prelevate da Lombardia, Emilia Romagna e Veneto finiscono per ripianare i disavanzi maturati in Molise, Abruzzo, Basilicata, Campania, Sardegna, Puglia, Calabria e Sicilia, nonché a pagare l’enorme ammontare degli interessi sul debito pubblico. La perequazione è tutta qui.

La salute dei conti pubblici in Veneto non è da considerarsi un fatto congiunturale o estemporaneo, ma trova conferme anche nel lungo periodo: il residuo fiscale procapite presenta infatti valori sempre positivi e costantemente migliori rispetto al quadro nazionale.

 

Residuo fiscale delle Amministrazioni pubbliche per regione. Media 2012-2014 e anno 2014

2012-2014

2014

milioni di euro

euro procapite

milioni di euro

euro procapite

Lombardia +58.147 +5.890 +56.344 +5.641
Emilia Romagna +19.111 +4.338 +17.740 +3.988
Veneto +18.798 +3.837 +16.977 +3.446
Piemonte +10.240 +2.329 +9.886 +2.231
Lazio +9.422 +1.657 +5.085 +865
Toscana +8.599 +2.315 +7.137 +1.902
Marche +2.533 +1.636 +2.276 +1.467
Liguria +1.125 +714 +827 +521
P.A. di Bolzano +1.114 +2.174 +1.175 +2.272
Umbria +415 +466 +358 +400
Friuli Venezia Giulia +372 +304 +376 +306
P.A. di Trento +60 +115 +178 +332
Valle d’Aosta +47 +371 +83 +646
Molise -429 -1.366 -442 -1.409
Abruzzo -474 -359 -381 -286
Basilicata -743 -1.286 -882 -1.527
Campania -2.349 -406 +185 +32
Sardegna -4.349 -2.632 -4.635 -2.786
Puglia -4.960 -1.218 -5.071 -1.240
Calabria -5.860 -2.976 -5.966 -3.015
Sicilia -8.422 -1.669 -7.508 -1.474

Nota: le entrate sono al netto di trasferimenti in conto corrente da UE e altre istituzioni estere, alienazione di beni patrimoniali, trasferimenti in conto capitale da UE e altre istituzioni estere e riscossione di crediti; le spese sono al netto di interessi passivi, partecipazioni azionarie e conferimenti e concessioni di crediti.

Elaborazione Unioncamere Veneto su dati Conti Pubblici Territoriali – Agenzia per la Coesione Territoriale