L’autonomia “rubata”

Anche nel 2015 l’assetto della finanza locale è destinato a conoscere una nuova trasformazione. La legge di stabilità taglierà 6,2 miliardi alle Regioni e agli enti locali, tagli che rappresentano la parte prevalente dell’operazione di spending review. Inoltre, sono previsti interventi sull’assetto tributario regionale e locale, come l’abbattimento dell’IRAP regionale e la totale attribuzione dell’IMU sui capannoni (immobili “D”) ai Comuni (in cambio dell’addizionale Irpef). Questa operazione dovrebbe rinforzare l’autonomia tributaria dei Comuni, che negli ultimi anni è stata indirizzata quasi completamente a ripristinare le mancate risorse derivanti dai tagli ai trasferimenti. Il rischio è che, anche alla luce dei nuovi tagli e del debutto del nuovo Fondo sui crediti non esigibili, l’autonomia concessa agli enti locali sia vana. Tale rischio era stato anticipato e argomentato da Unioncamere del Veneto nel Quaderno di ricerca n. 19 “Centro di spesa”.

 

Le manovre finanziarie, approvate a seguito della crisi dello spread, hanno contribuito a fermare il cantiere del federalismo fiscale che, di fatto, non ha potuto sviluppare gli effetti positivi sulla spesa pubblica e sulla responsabilità amministrativa che erano tra i principi cardine e gli obiettivi di tale riforma. Evidentemente, con i venti di crisi si è ritenuto opportuno bloccare il decentramento fiscale e potenziare l’azione di governance dei conti pubblici da parte dello Stato centrale. Regioni ed enti locali hanno subìto una ingente riduzione delle risorse spettanti ai fini dell’attuazione del federalismo fiscale; hanno dovuto fare i conti con l’inasprimento dei vincoli del Patto di stabilità interno, con conseguenze negative in termini di rigidità del bilancio; hanno dovuto innalzare le aliquote locali prevalentemente per sopperire ai tagli ai trasferimenti e per rispettare gli obiettivi finanziari imposti dalla normativa nazionale. La legge statale, inoltre, è intervenuta numerose volte sull’autonomia tributaria locale, creando degli ibridi fiscali che hanno danneggiato soprattutto il contribuente: ci si riferisce alla quota di IMU di competenza statale e all’incremento automatico dell’aliquota base dell’addizionale regionale IRPEF.

I dati disponibili, inoltre, confermano non solo che il processo di riforma federale si è fermato ma registrano anche un vero e proprio passo indietro sulla strada dell’autonomia locale. Infatti, dal varo della riforma federale al 2012 le entrate delle Amministrazioni centrali sono aumentate di 10 miliardi di euro, mentre quelle degli Enti di previdenza addirittura di 27 miliardi; diversamente, le risorse a disposizione delle Amministrazioni locali si sono ridotte di 10 miliardi di euro. In pratica, non c’è stato il sostanziale scambio tra tributi locali e trasferimenti così come previsto dalla legge-delega sul federalismo fiscale, bensì si è verificata una “centralizzazione” delle entrate locali.

 

Dinamica e proiezione delle entrate per livello di governo (miliardi di euro)

4.2 grafico A

Elaborazioni su dati ISTAT e MEF

 

Le previsioni per gli anni futuri indicano un rafforzamento della tendenza in corso. Nel 2015 le entrate dello Stato, rispetto al 2012, dovrebbero crescere di ulteriori di 32 miliardi mentre le risorse disponibili degli Enti previdenziali sono destinate ad aumentare di 27 miliardi. Diversamente, gli introiti delle Amministrazioni locali, sulla base dei dati di finanza pubblica disponibili, tra il 2012 e il 2015 fletteranno di altri 12 miliardi. Nell’intero arco temporale considerato (2009-2015), Regioni ed enti locali subiranno un’erosione delle risorse disponibili valutabile in 22 miliardi di euro.

Tuttavia, nel quadro di una riduzione generalizzata delle risorse a livello locale, il gettito delle tasse locali aumenterà al fine di compensare i tagli ai trasferimenti operati primariamente dallo Stato centrale. Infatti, nel recente periodo (2009-2012) le Amministrazioni locali hanno accresciuto le entrate fiscali proprie (+16 miliardi), anche se tale incremento non è stato sufficiente a ripristinare integralmente la riduzione delle risorse trasferite (-29 miliardi). La tendenza per gli anni futuri, a scenario normativo invariato, si dovrebbe caratterizzare per un indebolimento della capacità fiscale delle Amministrazioni locali, verosimilmente anche per la saturazione dei margini di manovra sulle aliquote, e per una ulteriore riduzione delle risorse trasferite a seguito dell’entrata a regime dei tagli a valere sul Fondo sanitario nazionale e agli Enti territoriali previsti dalle manovre finanziarie approvate nel biennio 2011-12.

 

Dinamica e proiezioni delle entrate delle Amministrazioni locali (miliardi di euro)

4.2 graficoB

Elaborazioni su dati ISTAT e MEF

 

L’elevato grado di incertezza istituzionale consente solo di immaginare il futuro assetto finanziario e istituzionale tra Centro e Periferia. L’opacità e la mancanza di una visione stabile ed organica dei rapporti tra Stato e Amministrazioni locali generano effetti negativi in particolare sulle comunità e sui contribuenti: a titolo esemplificativo, giova ricordare che nel 2013 il termine di approvazione dei bilanci di previsione per l’anno in corso è stato posticipato fino al 30 novembre e nel 2014 tale termine è stato fissato al 30 settembre.