Siamo ancora centralisti

Negli ultimi anni il federalismo è stato messo sul banco degli imputati con l’accusa di essere uno dei responsabili delle attuali inefficienze della Pubblica amministrazione italiana e il principale veicolo di produzione di burocrazia, sprechi e di irresponsabilità gestionali. Implicitamente, in questo modo si da per scontato che l’Italia debba essere considerata a tutti gli effetti un Paese federale, alla pari di Germania, Spagna e Svizzera. In realtà non è così: l’Italia è un Paese che da un paio di decenni ha intrapreso un percorso di decentramento istituzionale che non si può dire affatto concluso. È un percorso tortuoso, non condiviso e che ha subìto numerosi rallentamenti e arretramenti; sono stati decentrati alcuni poteri legislativi e amministrativi senza una corrispondente autonomia impositiva a livello locale; lo Stato centrale è ancora l’attore che governa la finanza pubblica nazionale, intervenendo puntualmente e periodicamente nelle sfere di competenza delle Amministrazioni locali. Tali considerazioni sono suffragate dai dati e dalle analisi contenute nel Quaderno di ricerca n. 19 “Centro di spesa” realizzato da Unioncamere del Veneto.

 

In Italia le Amministrazioni centrali gestiscono ancora una rilevante quota di spesa pubblica, elemento che non si riscontra a livello empirico nella gran parte dei Paesi federali. Nell’ultimo triennio la spesa pubblica centrale del nostro Paese, al netto degli interessi, è stata in media pari al 23,9% del Pil. Si tratta di un valore superiore addirittura a quello di un Paese tradizionalmente unitario come la Francia (20,8%); tutti i Paesi federali si collocano ampiamente al di sotto dell’Italia.

I divari aumentano se si considerano i servizi pubblici direttamente gestiti dalle Amministrazioni centrali: per approssimare tale aggregato, è necessario scorporare dalla spesa primaria centrale le spese per i trasferimenti verso gli altri livelli di governo (Regioni, enti locali, Enti previdenziali). In questo modo, la Francia primeggia largamente nella spesa centrale “effettiva” con un valore pari al 16,5% del Pil, ma l’Italia si conferma davanti a tutti gli altri Paesi federali: la spesa centrale “effettiva” è, infatti, pari al 10,8% del Pil, a fronte dell’8,9% della Spagna, del 7,1% della Germania e del 4,6% della Svizzera.

 

La spesa delle Amministrazioni centrali in alcuni Paesi federali. Valori in % sul Pil (media 2010-2012)

2.3 grafico

(*) media 2009-2011

(1) al netto degli interessi; (2) verso Amministrazioni locali ed Enti di previdenza

Elaborazione su dati Eurostat

 

Un altro elemento su cui appare opportuno far luce concerne la composizione interna della spesa delle Amministrazioni centrali dei vari Paesi federali in Europa. L’Italia si contraddistingue per un’elevata quota percentuale delle spese di funzionamento sul totale delle uscite gestite direttamente dagli Stati centrali. Con spese di funzionamento si intendono le spese per il personale e i consumi intermedi: in particolare, quest’ultima voce comprende i costi sostenuti dalla PA per l’acquisto di beni e servizi sul mercato necessari per il funzionamento della macchina amministrativa (cancelleria, carburanti, telefonia, riscaldamento) e per l’erogazione di alcune prestazioni pubbliche alla collettività. Considerare le spese di funzionamento quali “sprechi” non è corretto: tuttavia, elevati livelli di spesa possono rappresentare un segnale di criticità gestionale e di inefficienza nell’allocazione delle risorse e nell’erogazione dei servizi.

Alla luce di questi elementi, non può passare inosservato il fatto che quasi il 70% della spesa centrale italiana sia imputabile alle spese di funzionamento: si tratta di un valore ampiamente superiore al 50,4% della Svizzera (ma con un impatto in termini di Pil ben più contenuto), al 37,2% della Spagna e al 29,7% della Germania. È un dato addirittura al di sopra del 51,9% fatto registrare da un Paese unitario come la Francia. Restando ai Paesi federali, lo Stato centrale spagnolo spende, in proporzione, più dell’Italia in termini di investimenti (29,6% contro 11,2%), mentre il Governo centrale tedesco destina quasi il 32% del proprio budget netto all’erogazione delle prestazioni sociali (in Italia è il 2,6%).

 

Struttura della spesa delle Amministrazioni centrali in alcuni Paesi federali (media 2010-2012)

Francia
(unitario)
Germania Spagna Italia Svizzera*
Valori in milioni di euro
Spese di funzionamento 170.175 54.357 34.266 117.938 9.654
Trasferimenti correnti a privati 36.516 32.893 12.444 17.386 2.683
Prestazioni sociali 84.333 57.963 15.498 4.399 204
Altre spese correnti 18.933 8.000 2.619 10.672 2.081
Investimenti 18.111 29.827 27.257 18.967 4.534
Spesa primaria centrale** 328.068 183.040 92.085 169.362 19.156
Composizione %
Spese di funzionamento 51,9% 29,7% 37,2% 69,6% 50,4%
Trasferimenti correnti a privati 11,1% 18,0% 13,5% 10,3% 14,0%
Prestazioni sociali 25,7% 31,7% 16,8% 2,6% 1,1%
Altre spese correnti 5,8% 4,4% 2,8% 6,3% 10,9%
Investimenti 5,5% 16,3% 29,6% 11,2% 23,7%
Spesa primaria centrale** 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%

(*) media 2009-2011; (**) al netto degli interessi e dei trasferimenti verso Amministrazioni locali ed Enti di previdenza

Nota: le spese di funzionamento comprendono le spese per il personale e i consumi intermedi

Elaborazione su dati Eurostat