Spending review: la soluzione dei “costi ottimali”

Negli ultimi mesi il tema della spending review ha costantemente occupato le prime pagine delle maggiori testate nazionali e caratterizzato l’agenda politica ed economica delle Istituzioni. L’obiettivo del processo di revisione della spesa consiste nell’individuazione di misure in grado di rendere più efficiente l’assetto e l’organizzazione della macchina amministrativa centrale e locale. Sul piano finanziario, tutto ciò dovrebbe tradursi in risparmio strutturale pari a 32 miliardi a partire dal 2016.

L’obiettivo è ambizioso ma sicuramente realizzabile, poiché nella nostra pubblica amministrazione esistono ampie sacche di inefficienza e di spreco. Tuttavia, le difficoltà in questo processo esistono e sono legate sia alla fase di individuazione, sia alla fase di attuazione.

In tal senso potrebbe essere interessante la proposta dei “costi ottimali”, contenuta nel Quaderno di ricerca n. 19 “Centro di spesa” di Unioncamere del Veneto, che arriva a stimare possibili risparmi di 32 miliardi di euro, lo stesso valore dell’obiettivo governativo della revisione della spesa.

 

Per superare le difficoltà di definizione dei costi standard e far convergere i differenti livelli di spesa pubblica nelle varie aree del Paese verso target maggiormente sostenibili, Unioncamere del Veneto ha proposto il concetto di “spesa territoriale ottimale”, combinando tre parametri:

  • spesa per consumi intermedi procapite;
  • costo medio del personale pubblico;
  • numero di dipendenti pubblici in rapporto alla popolazione.

 

Più precisamente, si tratta di un’evoluzione del metodo dei “costi ottimali”, già elaborato da Unioncamere del Veneto qualche anno fa, che tiene ora conto dei criteri di omogeneità territoriale/istituzionale e dell’articolazione delle spese di funzionamento tra Centro e Periferia.

Il territorio di riferimento per la spesa delle Amministrazioni centrali (relative alle 15 Regioni ordinarie) è la Lombardia, in quanto, dalle analisi statistiche preliminari, fornisce la combinazione più soddisfacente tra livello di spesa pubblica e numero di dipendenti pubblici.

Per quanto concerne le Amministrazioni locali (relative alle 15 Regioni ordinario), la scelta del territorio benchmark è caduta sul Veneto, poiché evidenzia livelli di spesa pubblica contenuti combinati a buone performance sul piano qualitativo dei servizi (ad esempio, sul versante dei livelli essenziali di assistenza sanitari, nonché dai primi risultati parziali sui fabbisogni standard dei Comuni).

Il fatto che i territori appartenenti alle Regioni ordinarie siano stati analizzati in maniera distinta dalle aree dove sono presenti le Regioni a statuto autonomo consente il rispetto di uno dei criteri citati in precedenza, vale a dire quello dell’omogeneità territoriale ed istituzionale. In altre parole, confrontare i livelli di spesa delle Amministrazioni centrali nei territori RSO con le spese medie nei territori RSS avrebbe prodotto risultati non omogenei e non comparabili; le medesime considerazioni valgono per le Amministrazioni locali.

Tuttavia, è stato necessario individuare, mediante un’opportuna tecnica statistica, il surplus di spesa delle Amministrazioni centrali nel Lazio dovuta alla presenza delle Istituzioni statali connesse al ruolo di Capitale della Repubblica. Ai fini del calcolo dei costi ottimali, per l’aggregato di spesa convenzionalmente imputabile al “fattore Capitale” il benchmark viene rappresentato dal dato delle Amministrazioni periferiche dello Stato nei territori ordinari.

I territori riferibili alle Regioni a statuto autonomo sono stati considerati nel loro complesso, senza distinguere tra spesa centrale e spesa locale. Ipotizzando che in tutte le aree del Paese il livello quali-quantitativo dei servizi pubblici sia il medesimo, si è optato per applicare ai territori autonomi i parametri medi relativi al complesso delle Amministrazioni centrali e locali di Lombardia e Veneto.

Grazie all’applicazione dei costi ottimali, le spese di funzionamento delle Amministrazioni pubbliche potrebbero ridursi di 32 miliardi, vale a dire il 13% in meno rispetto all’assetto attuale. I risparmi complessivi, che equivarrebbero al 2 per cento del Pil, sarebbero assicurati da un taglio del 19% nelle Amministrazioni centrali e nelle Istituzioni statali (rispettivamente -11,7 e -2,4 miliardi di euro), da una decurtazione del 16% delle spese nei Territori autonomi (-6,3 miliardi) e da una riduzione del 9% a carico delle Amministrazioni locali.

 

La razionalizzazione della spesa pubblica, contestualmente all’applicazione dei costi standard presso tutti i livelli di governo, costituisce verosimilmente un passaggio strettissimo ma necessario se si vuole garantire la coesione sociale ed economica del sistema Paese. Come più volte sottolineato nel corso dei precedenti Quaderni, la doverosa solidarietà verso i territori meno sviluppati sotto il profilo economico non può essere confusa con una licenza di spesa indiscriminata. In conclusione, la riforma della spesa pubblica non può più essere elusa. È in gioco, infatti, la sopravvivenza stessa della coesione sociale ed economica tra territori e la sostenibilità complessiva del sistema Paese.

 

I parametri dei costi ottimali per territori omogenei. Anno 2011

Dipendenti
pubblici
per mille
abitanti
Spesa media
per il
personale
(euro)
Consumi
intermedi
procapite
(euro)
Territorio
di riferimento
Amministrazioni centrali (1) 22,3 33.428 252 (Lombardia)
Amministrazioni locali (2) 21,5 32.496 1.539 (Veneto)
Territori autonomi (3) 43,8 33.742 2.063 (Lombardo-Veneto)*
Istituzioni statali (4) (il benchmark è dato dalle Amministrazioni periferiche dello Stato nei 15 territori ordinari)

(*) valori medi per il complesso delle Amministrazioni centrali e locali di Lombardia e Veneto

(1) Amministrazioni periferiche dello Stato nei 15 territori a statuto ordinario

(2) Regioni ed enti locali dei 15 territori a statuto ordinario

(3) Amministrazioni centrali e locali dei 6 territori a statuto speciale

(4) Stima spesa delle Istituzioni statali non periferiche

Elaborazioni Unioncamere Veneto su dati Conti Pubblici Territoriali

 

Applicazione dei costi ottimali per territori omogenei. Anno 2011 (milioni di euro)

Spese di
funzionamento
attuali
Spese di
funzionamento
ottimali
Risparmi
teorici
Amministrazioni centrali (1) 62.005 50.309 11.696
Amministrazioni locali (2) 124.384 112.735 11.650
Territori autonomi (3) 38.120 31.893 6.228
Istituzioni statali (4) 12.606 10.228 2.378
TOTALE 237.115 205.165 31.950

(1) Amministrazioni periferiche dello Stato nei 15 territori a statuto ordinario

(2) Regioni ed enti locali dei 15 territori a statuto ordinario

(3) Amministrazioni centrali e locali dei 6 territori a statuto speciale

(4) Stima spesa delle Istituzioni statali non periferiche

Elaborazioni Unioncamere Veneto su dati Conti Pubblici Territoriali