Tagliare la spesa è possibile

Il contenimento della spesa pubblica è l’unica via possibile per garantire la sostenibilità dei conti nazionali nei prossimi anni. La pressione fiscale ha ormai raggiunto livelli record, stabilizzandosi negli ultimi anni attorno al 43-44% del Pil: ulteriori inasprimenti della pressione fiscale allontanerebbero il Paese dalla ripresa economica, purtroppo posticipata al 2015. Alla luce di queste considerazioni, l’unica possibilità per rilanciare l’economia e garantire la stabilità dei conti pubblici richiesta dagli organismi comunitari è la riduzione della spesa pubblica. Tuttavia, tagliare razionalmente la spesa pubblica in Italia sembra una missione impossibile: finora, infatti, si sono seguite politiche facilmente assimilabili ai “tagli lineari”. Un confronto con due Paesi federali come Germania e Spagna ci restituisce l’idea dell’entità della spesa pubblica “aggredibile” senza intaccare i servizi: il tema è stato ampiamente sviluppato nel Quaderno n. 11 “Responsabilità e federalismo”, fornendo risultati sorprendenti.

 

Lo studio fornisce una stima sui possibili risparmi nell’ipotesi in cui l’Italia assuma i valori di alcuni parametri-chiave dell’assetto pubblico di due Paesi tendenzialmente federali (e comunque ampiamente decentrati dal punto di vista tributario) come Spagna e Germania. L’elaborazione considera tre parametri:

  • i consumi intermedi per abitante;
  • la dotazione di personale pubblico;
  • la spesa media per il personale.

 

La spesa per consumi intermedi per abitante, calcolata in parità di potere d’acquisto al fine di eliminare le distorsioni dovute alle diversi livelli del costo della vita, risulta maggiore in Italia: nel nostro Paese, infatti, tale aggregato di spesa nel periodo 2003-2007 è stato pari a 1.279 euro procapite, a fronte dei 1.153 euro della Spagna e i 1.103 euro della Germania.

Per quanto concerne la dotazione di personale pubblico, l’Italia si colloca su livelli superiori a quelli degli altri due Paesi: più precisamente, la nostra P.A. in media detiene un settore pubblico pari a 62,2 dipendenti ogni mille abitanti, a fronte dei 56,1 della Germania e dei 55,8 della Spagna.

L’ultimo parametro riguarda la spesa per il personale, ovvero il costo del lavoro per la Pubblica amministrazione, dato dalle retribuzioni e dai contributi previdenziali a carico del datore di lavoro (quindi la P.A.); rapportando la spesa per redditi da lavoro dipendente al numero di unità di personale si evidenziano rilevanti differenze tra i vari Paesi. In Germania, il costo del lavoro sostenuto per ciascun dipendente è di 34.759 euro all’anno (media 2003-2007), mentre in Italia sale fino a 41.826 euro e in Spagna a 42.374 euro. Si mette in evidenza come nel Paese iberico si sia verificato un significativo incremento dei costi medi destinati a tale voce di spesa, al punto da superare il livello della P.A. italiana.

 

Quadro dei parametri considerati (media 2003-2007)

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(*) espressi in parità di potere d’acquisto

Elaborazione su dati Eurostat, ISTAT e fonti istituzionali tedesche e spagnole

 

Ipotizzando di applicare tali parametri-chiave al caso italiano, si avrebbe la situazione descritta nel grafico successivo. Si è scelto di utilizzare due ipotesi modulari: la prima, definita per comodità ipotesi “A” si basa sui primi due indicatori presentati (ovvero i consumi intermedi per abitante e il numero di dipendenti pubblici per abitante) costituisce la proposta base, in grado comunque di far evidenziare notevoli risparmi per la P.A. italiana; la seconda ipotesi, definita “B”, aggiunge ai parametri dell’ipotesi “A” anche il costo del lavoro medio. A questo proposito, appare opportuno effettuare una ulteriore precisazione: tale elemento risente in maniera importante delle normative previdenziali e di lavoro pubblico di ciascun Paese. Ad esempio, le differenze in termini di aliquote contributive a carico del datore di lavoro (quindi lo Stato) o del lavoratore (il dipendente pubblico) possono generare non poche distorsioni per quanto concerne la spesa complessiva per il personale sostenuta dalle Amministrazioni pubbliche. Pertanto, l’ipotesi “B” è verosimilmente quella meno applicabile (quanto meno nel breve-medio periodo) e rappresenta un esercizio puramente teorico e dimostrativo, anche se interessante al fine di confrontare le peculiarità di ciascun assetto pubblico esaminato.

Dopo questa doverosa precisazione, si procede con l’analisi dei risultati della simulazione. Per quanto concerne l’ipotesi “A”, se l’Italia adottasse i parametri della Germania il possibile risparmio sarebbe di circa 1,8 punti di Pil all’anno, dei quali 0,7 derivanti dalla minore spesa per consumi intermedi e 1,1 punti imputabili al minor numero di dipendenti pubblici. Analogamente, l’adeguamento all’assetto pubblico spagnolo potrebbe garantire risparmi pari all’1,6% del Pil in media ogni anno, dei quali 0,5 punti derivanti dalla minore spesa per consumi intermedi e 1,1 punti dalla minore dotazione di personale pubblico. Tuttavia, mentre per la Germania la stima dei possibili risparmi non presenta particolari variazioni da un anno all’altro, la simulazione applicata secondo il modello “spagnolo” evidenzia una rapida erosione dei risparmi teorici a partire dal 2003. In sostanza, mediante l’applicazione dell’ipotesi “A”, l’Italia potrebbe beneficiare di una minore spesa di 25,7 miliardi di euro nel caso si allineasse agli standard tedeschi, e di 23,3 nel caso adottasse i parametri spagnoli.

Integrando la presente simulazione con l’indicatore del costo del lavoro medio si ottengono i risultati relativi all’ipotesi “B”; in questo caso, adottando la normativa tedesca si arriverebbe a risparmiare fino a 3,4 punti di Pil ogni anno, mentre la soluzione spagnola garantirebbe risparmi inferiori a quelli calcolati per l’ipotesi “A”, in quanto il costo medio del lavoro per dipendente risulta leggermente superiore rispetto a quello evidenziato per l’Italia. In questo caso, il risparmio applicando gli standard della Germania salirebbe a 49,4 miliardi di euro, mentre la minore spesa garantita dal modello spagnolo scenderebbe a 21,3 miliardi.

 

Possibili risparmi per l’Italia applicando i parametri di Germania e Spagna.

Media 2003-2007 (in miliardi di euro)

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Elaborazione su dati Eurostat, ISTAT e fonti istituzionali tedesche e spagnole