Un “ammortizzatore sociale” tutto italiano

L’attività di ricerca dell’Osservatorio sul federalismo e la finanza pubblica si è da subito caratterizzata per l’obiettivo di individuare e di analizzare le grandi «ingiustizie istituzionali» che affliggono l’Italia, come l’eccessivo residuo fiscale, l’economia sommersa e la presenza delle Regioni a statuto speciale. Tale elenco può essere ulteriormente implementato se si presta attenzione all’elevata incidenza del personale pubblico in alcune aree del Paese, con particolare riferimento alle Regioni a statuto autonomo e ai territori del Mezzogiorno. In questi territori, infatti, il settore pubblico sembra essere un vero e proprio «ammortizzatore sociale», con la finalità di compensare parzialmente le carenze di offerta occupazionale.

Nel Quaderno n. 11 “Responsabilità e federalismo” si è cercato di approfondire tale questione, verificando se avviene anche negli altri Paesi. In una fase caratterizzata da prospettive di riduzione della spesa pubblica e di una profonda riforma della Pubblica amministrazione, appare opportuno far luce sulla distribuzione territoriale del personale pubblico attraverso un benchmark con le principali realtà europee.

 

L’analisi ha riguardato quattro Paesi dell’Unione europea: Italia, Spagna, Germania e Regno Unito, in ragione dei processi di devolution amministrativa dell’ultimo decennio. Le regioni di ciascun Paese sono state suddivise in due gruppi: quelle “ricche” presentano un Pil procapite superiore al 90% della media nazionale, mentre quelle “povere” hanno un valore inferiore a tale soglia. Successivamente, si sono considerati due indicatori: l’incidenza del personale pubblico in rapporto alla popolazione e in rapporto al numero di occupati. L’obiettivo del lavoro consiste nel misurare la distanza, per i vari indicatori oggetto di esame, tra le regioni “povere” e “ricche” di ciascun Paese.

L’Italia si caratterizza per gli ampi divari tra le diverse aree del Paese: le regioni “ricche” fanno registrare un Pil procapite pari a 117,8 (media nazionale pari a 100), mentre i territori più svantaggiati presentano un Pil che non supera il 67% del valore generale. Nelle regioni “povere” si riscontra il tasso maggiore di presenza di pubblico impiego, sia in rapporto alla popolazione sia in relazione al numero di occupati. Più precisamente, posta pari a 100 la media nazionale, in questi territori la concentrazione di dipendenti pubblici sale a 108, mentre nelle aree più “ricche” tale incidenza si ferma a 94,8. Ancora maggiori le differenze territoriali se si considera la presenza di personale pubblico in rapporto alle forze di lavoro: anche in questo caso, ponendo pari a 100 l’indicatore medio nazionale, nelle regioni “povere” si registra un’incidenza che sale ad oltre 135, circa 50 punti in più rispetto ai territori del Centro-Nord.

La Spagna presenta un assetto analogo a quello dell’Italia. Anche nel Paese iberico si registra una estrema variabilità per quanto riguarda il reddito territoriale, seppur in maniera meno marcata: le regioni “ricche” presentano un Pil procapite pari a 107,4 (media nazionale = 100), mentre l’indicatore medio per le aree “povere” non supera quota 80. Più specificatamente, il reddito territoriale nel 2006 oscilla tra un indice di 130,5 nella Comunidad de Madrid al 67,7 dell’Extremadura. La distribuzione dei dipendenti sul territorio spagnolo si sviluppa secondo una trama più divergente rispetto a quella italiana, anche se di poco: nelle regioni “povere”, la presenza dei dipendenti pubblici in rapporto alla popolazione assume un indice pari a 111,3, a fronte di un 91 negli altri territori (ponendo a 100 il valore medio nazionale escludendo la capitale, ovvero la Comunidad de Madrid). In maniera grezza, il divario tra i due gruppi di regioni è di 20,3 punti, a fronte di un 13,5 in Italia. La situazione cambia sensibilmente se si considera l’incidenza dei dipendenti pubblici sugli occupati. La variabilità territoriale appare molto minore rispetto a quella riscontrata in Italia: le regioni “povere” fanno registrare un indice di 118,2 (sempre con media nazionale al netto della Comunidad de Madrid pari a 100), mentre le aree più sviluppate economicamente arrivano ad 87. In termini più semplici, il differenziale tra i due gruppi regionali è di 31,2 punti in Spagna, a fronte dei quasi 50 registrabili in Italia.

Il profilo istituzionale e territoriale della Germania presenta elementi di minore divergenza rispetto a Italia e Spagna. I sette Land “ricchi” fanno registrare un Pil procapite medio il cui indice (posta pari a 100 la media nazionale) è di 112, mentre per le rimanenti nove regioni l’indice arriva ad 80. La distribuzione del reddito locale oscilla dal 172,3 dell’Hamburg al 68,1 del Mecklenburg-Vorpommern. L’assetto del pubblico impiego risulta molto equilibrato dal punto di vista territoriale: le regioni “povere” presentano un’incidenza del personale sulla popolazione che, espressa in numero indice, è pari a 102,3, mentre nei territori più sviluppati tale indicatore arriva a 98,7. Analoga distribuzione si verifica anche per quanto concerne il rapporto personale pubblico su occupati: l’indice medio nei Land “poveri” (tra i quali quelli dell’Est) è di 104,4, non molto lontano dal 97,6 registrato nelle regioni “ricche”. La Germania non solo presenta il comparto pubblico più contenuto (55,2 dipendenti ogni mille abitanti e appena 118,8 ogni mille occupati) ma anche il più omogeneo tra le varie aree del Paese. In sostanza, la Germania, che tra i grandi Paesi europei potremmo senza dubbio considerare il più “federale”, l’impiego pubblico è lontano dall’essere uno strumento di assorbimento della disoccupazione e di sostegno al reddito, non solo nei Land più “ricchi” ma anche nei territori che un tempo ricadevano nella DDR.

L’esame dello scenario della P.A. nel Regno Unito è influenzato dal territorio amministrativo di Londra: la capitale britannica (7,5 milioni di abitanti) ha un Pil procapite di 52.900 euro (anno 2006), ben il 65% in più della media nazionale. Ne consegue che, oltre a Londra, solo una regione (South Est) presenta un Pil procapite superiore alla media nazionale. La peculiarità dell’assetto politico-istituzionale del Regno Unito risiede, inoltre, nella devoluzione di poteri amministrativi alla Scozia, senza dimenticare le questioni aperte con l’Irlanda del Nord. Così come la Germania, anche il Regno Unito, fatta eccezione per Londra e la regione di South East, presenta differenze relativamente contenute in termini di Pil per abitante tra i vari territori. Anche la distribuzione del personale pubblico appare complessivamente omogenea, con un indice medio di 102,8 nelle regioni “povere” e di 96,6 nelle aree più “ricche”. Unici outlier sono l’Irlanda del Nord (133,3) e la Scozia (119,5). Le divergenze regionali si ampliano leggermene se si considera il rapporto tra dipendenti pubblici ed occupati: si passa dal 106,5 di media nei territori con un Pil procapite basso al 92,7 nelle regioni economicamente più sviluppate. Anche in questa circostanza l’Irlanda del Nord si pone ampiamente al di fuori della media nazionale con un indice di 140,8.

 

Correlazione tra ricchezza economica e incidenza del pubblico impiego a livello territoriale: comparazione tra Italia, Germania, Spagna e Regno Unito. Indice media nazionale = 100

1.3_grafico

Le regioni “ricche” presentano un Pil procapite superiore al 90% della media nazionale; diversamente vengono considerate regioni “povere”

Gli indici relativi al rapporto tra personale pubblico e popolazione e personale pubblico su occupati sono stati calcolati considerando la media nazionale depurata dalla regione sede della capitale (Lazio, Berlin, Comunidad de Madrid, London)

Elaborazione su dati Eurostat, Ragioneria Generale dello Stato e fonti istituzionali tedesche, britanniche e spagnole