Una questione di efficienza

Gli interventi messi in campo per la riduzione della spesa pubblica affrontano solo una parte del problema che affligge il nostro Paese. Tagliare gli sprechi della spesa pubblica è necessario e doveroso, poiché tolgono risorse importanti alle possibilità di sviluppo e di rilancio dell’economia, appesantendo e rallentando la competitività del sistema Paese. Tuttavia, il taglio della spesa pubblica (soprattutto se lineare) non è sufficiente per guardare con maggiore fiducia al futuro. È necessario favorire in tutti i modi una maggiore efficienza nella gestione del sistema pubblico, per tutti i livelli di governo e ad ogni latitudine. È un’operazione complessa e che va attuata migliorando anche i servizi non strettamente connessi all’operatore pubblico, come i trasporti, la costruzione di infrastrutture, la logistica. Il tema dell’efficienza, della sostenibilità e della competitività è stato affrontato da Unioncamere del Veneto nel terzo di CongiunturaPa (n. 3/2011) intitolato “Efficienza e sostenibilità della PA in Europa: un confronto tra i 27 Paesi UE”, creando una sorta di “pagella” per ciascun Paese dell’Unione.

 

L’analisi del comportamento della Pubblica amministrazione in Europa fornisce molti spunti e utili elementi per comprendere appieno quanto accaduto nei Paesi dell’Unione europea prima e durante la recessione del biennio 2008-2009. La crisi finanziaria internazionale ha messo a dura prova le economie occidentali, soprattutto quelle europee, costringendo gli esecutivi a varare misure appropriate per contrastare la disoccupazione, sgravare fiscalmente le imprese e sostenendo massicciamente i principali gruppi bancari coinvolti.

La portata degli interventi è stata tuttavia condizionata dalla situazione debitoria e fiscale di partenza dei Paesi membri. All’inizio della crisi le possibilità di indebitamento per alcuni esecutivi sono apparse subito molto ridotte per effetto di politiche di deficit spending adottate nel passato. I Paesi europei hanno dovuto agire calibrando i propri interventi anche nei confronti dei parametri del Patto di stabilità e crescita, momentaneamente allentati dall’Unione Europea a causa della straordinarietà della congiuntura economica.

In tale contesto il caso della Grecia ha dimostrato come politiche non virtuose e soprattutto non sostenibili nel medio-lungo periodo abbiano portato velocemente un Paese europeo verso una situazione di default. Si tratta di un rischio che oggi non appare così improbabile per buona parte degli Stati membri, se non adotteranno misure di contenimento della spesa e del debito pubblico come la BCE sollecita.

Una bassa efficienza della Pubblica Amministrazione appare quindi come una delle principali cause che conducono a debiti pubblici elevati, bassa attrattività degli investimenti, basso livello dei servizi erogati alla popolazione. Per di più, un’elevata spesa pubblica unita ad un già consistente debito, può portare in periodi di bassa crescita all’impossibilità di implementare politiche espansive al fine di rilanciare la crescita.

Per comprendere la situazione delle Pubbliche Amministrazioni in Europa, il Centro Studi di Unioncamere del Veneto ha voluto determinare il grado di efficienza, sostenibilità e qualità dell’output del settore pubblico nei Paesi dell’Unione Europea, attraverso l’analisi e la sintesi di un set composito di alcune variabili. L’analisi si articola in 3 sub-indicatori con l’obiettivo di esprimere rispettivamente il livello di efficienza delle Amministrazioni pubbliche di ciascun Paese, il grado di sostenibilità dell’assetto finanziario e la qualità degli output, ovvero gli effetti delle politiche adottate dalle P.A. Successivamente, i sub-indicatori sono stati sintetizzati al fine di ottenere un indicatore generale in grado di rappresentare globalmente le performance dei singoli Paesi in tutti e tre gli ambiti individuati.

L’indicatore generale colloca ai vertici della graduatoria complessiva i Paesi dell’Europa settentrionale. La P.A. che complessivamente riesce a coniugare nel migliore dei modi l’efficienza, la sostenibilità dei conti pubblici e la qualità degli output è quella danese; la Danimarca ha fatto registrare un indice complessivo di 160,17, espresso ponendo pari a 100 la media dei Paesi UE nel 2004. Al secondo e la terzo posto si collocano rispettivamente Svezia (159,77) e Lussemburgo (143,33); completano la parte alta della graduatoria la Finlandia, l’Olanda, l’Austria e la Germania.

L’Italia occupa il quindicesimo posto con un indice (105,61) inferiore alla media UE (111,01) ma che comunque fa registrare un significativo miglioramento rispetto al 2004 (99,15). È opportuno far rilevar che buona parte di tale risultato è dovuto alle performance costantemente sopra la media europea che il nostro Paese ha registrato nel sub-indicatore dell’output. Ciò esprime un potenziale che sembrerebbe venir attenuato dal peso delle variabili relative alla sostenibilità e all’efficienza della Pubblica Amministrazione. La classifica generale è chiusa da Romania, Lettonia e Grecia, ampiamente al di sotto della media continentale.

L’analisi del comportamento delle Pubbliche Amministrazioni europee fornisce molti spunti e interessanti informazioni aggiuntive per comprendere meglio quanto accaduto agli Stati dell’Unione durante la crisi. La capacità di reagire con prontezza e decisione alla congiuntura negativa è dipesa per buona parte dalla situazione in cui le Amministrazioni si trovavano prima che gli Stati entrassero in recessione. I Paesi che hanno agito con più efficienza e sostenibilità riguardo alle loro politiche economiche sono quelli che più hanno potuto fare per ridurre gli effetti negativi. Per contro, molti Stati che si trovavano in situazioni di alto indebitamento e bassa efficienza della P.A., hanno affrontato tale periodo con maggiori difficoltà.

 

Classifica degli indicatori delle PA (base 100=media UE 2004)

Indicatore
sintetico
generale
sub-
indicatore
efficienza
sub-
indicatore
sostenibilità
sub-
indicatore
output
Danimarca 160,17 131,39 107,83 139,55
Svezia 159,77 131,01 113,27 143,56
Lussemburgo 143,43 125,33 125,98 128,41
Finlandia 143,15 132,34 96,72 129,61
Olanda 135,97 126,56 91,08 136,82
Austria 127,21 119,47 97,07 111,71
Germania 126,99 125,11 99,40 116,68
Belgio 125,30 113,78 81,27 130,28
Regno Unito 122,47 114,31 85,51 129,46
Francia 121,12 117,50 80,33 123,84
Slovenia 114,99 107,93 96,17 119,77
Irlanda 110,23 111,97 69,58 121,30
Cipro 108,36 83,85 84,59 127,36
Estonia 108,27 100,48 105,81 114,31
Italia 105,61 95,03 82,68 112,82
Malta 102,32 88,88 93,79 109,52
Repubblica Ceca 101,13 111,62 101,44 102,24
Ungheria 99,22 104,15 87,51 101,32
Spagna 97,36 90,20 75,71 124,22
Portogallo 93,46 97,07 69,10 106,29
Slovacchia 93,07 101,01 95,08 101,10
Bulgaria 90,58 87,12 104,68 97,20
Polonia 90,25 93,48 87,19 102,29
Lituania 81,21 93,40 75,01 99,48
Grecia 80,67 85,35 44,80 111,33
Lettonia 79,34 93,25 78,27 91,19
Romania 75,50 88,75 89,90 84,99
Media UE 111,01 106,31 89,62 115,43

Elaborazioni Unioncamere del Veneto